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venerdì 22 febbraio 2013

http://www.ilsole24ore.com-I bimbi cinesi scoprono il Lego e i conti dell'azienda danese volano


I bimbi cinesi scoprono il Lego e i conti dell'azienda danese volano


Gli amanti del lego, hanno voluto tributare un omaggio alle nozze reali di William e Kate. (Olycom)Gli amanti del lego, hanno voluto tributare un omaggio alle nozze reali di William e Kate. (Olycom)
Il 2012 è stato per la Lego un anno da incorniciare. L'azienda danese ha infatti chiuso i libri contabili con un utile di 5,613 miliardi di corone (752 milioni di euro), in rialzo del 35% rispetto al 2011 mentre i ricavi sono cresciuti del 25% a 23,40 miliardi di corone. «Nel 2012 - spiega il comunicato dell'azienda - il gruppo Lego ha proseguito il suo trend di forte crescita avviato negli ultimi anni». Particolarmente soddisfacente il successo riscosso dalla nuova linea di giochi dedicati alle bambine (Lego Friends): nonostante il forte aumento della produzione, ha spiegato l'azienda, non si è riusciti a soddisfare interamente la domanda.
È stata l'Asia a mostrare il maggiore tasso di crescita nel corso del 2012 mentre in Europa del Sud l'espansione è avvenuta a ritmo più moderato. Sul fronte dell'impiego, infine, nel 2012 l'azienda ha superato la soglia dei 10mila dipendenti passando a 10.400 dai 9.400 del 31 dicembre 2011.

http://www.hwupgrade.it-Chromebook Pixel: uno schermo da 2560x1700 pixel in un notebook


Chromebook Pixel: uno schermo da 2560x1700 pixel in un notebook

Chromebook Pixel: uno schermo da 2560x1700 pixel in un notebook

Uno schermo da poco meno di 13 pollici capace di una risoluzione video di ben 2560x1700 pixel: questo l'elemento tecnico di spicco del primo Chromebook sviluppato direttamente da Google

di Paolo Corsini pubblicata il 22 Febbraio 2013, alle 11:45 nel canale PORTATILI
 
Google ha annunciato Chromebook Pixel, il proprio primo Chromebook disponibile sul mercato. Sino ad ora vari partner dell'azienda americana, Samsung, Acer, Lenovo e HP, hanno presentato proprie soluzioni della famiglia Chromebook: con una mossa che per molti versi ricorda quanto fatto nei mesi scorsi da Microsoft con le soluzioni Surface è ora Google che entra direttamente nel settore dell'hardware.
La particolarità di questa soluzione è quella di utilizzare un display touch da 12,85 pollici di diagonale con rapporto prospettico di 3:2, capace di una risoluzione video di ben 2.560x1700 pixel. Queste specifiche portano ad una densità di pixel che è la più elevata tra i notebook in commercio: ben 239 ppi o pixel per pollice quadrato.
chromebook_pixel_1.jpg (27962 bytes)
La costruzione meccanica prevede chassis in alluminio, spessore massimo di 16,2 millimetri e peso di poco superiore a 1,6 Kg. Si tratta, nelle intenzioni di Google, di un prodotto facilmente trasportabile e allo stesso tempo di notevole impatto estetico.
Tra le restanti caratteristiche tecniche segnaliamo il processore Intel Core i5, con frequenza di clock di default di 1,8 GHz, abbinato a GPU integrata Intel HD 4000. La memoria di sistema è pari a 4 Gbytes mentre lo storage locale ha quali opzioni unità SSD da 32 oppure 64 Gbytes di capacità. Accanto allo storage locale Google fornisce incluso un accesso a Google Drive da 1 Terabyte di capienza per una durata di 3 anni.
La versione Wi-Fi con 32 Gbytes di storage locale sarà messa in vendita in nord America a partire dalla prossima settimana, per un prezzo ufficiale di 1.299 dollari. Il modello LTE, con SSD da 64 Gbytes, verrà invece immesso sul mercato da Aprile al prezzo ufficiale di 1.499 dollari.
I prezzi sono tutt'altro che popolari, al contrario di quanto sviluppato con le prime proposte Chromebook dei produttori partner. Alla luce di quanto mostrato da Google sino ad ora Chromebook Pixel è un prodotto che colpisce sicuramente per la costruzione e per lo schermo utilizzato, ma che complice il sistema operativo utilizzato non può essere considerato un'alternativa diretta alle proposte notebook più potenti presenti sul mercato, Ultrabook in primo luogo, con le quali condivide parte delle caratteristiche tecniche e un listino tutt'altro che accessibile alle masse.
Resta inoltre da capire quale potrà essere il modello di utilizzo di questi dispotitivi: al momento attuale mancano in Chrome OS tutta quella serie di App che possono rendere unsistema operativo più interessante al pubblico consumer, soprattuto nel confronto con le soluzioni concorrenti presenti sul mercato. Che il debutto di Chromebook Pixel possa coincidere anche con un profondo aggiornamento di Chrome OS è solo una supposizione, che vedremo nelle prossime settimane se troverà in qualche modo conferma.

http://www.ansa.it/-Vw XL1, è realta' l'auto che consuma 0,9 litri ogni 100 km


Vw XL1, è realta' l'auto che consuma 0,9 litri ogni 100 km

Al via la produzione artigianale nello stabilimento ex Karmann

22 febbraio, 11:22
Vw XL1, è realta' l'auto che consuma 0,9 litri ogni 100 kmVw XL1, è realta' l'auto che consuma 0,9 litri ogni 100 km
ROMA - Volkswagen ha deciso la produzione della XL1 il modello che - con un consumo di 0,9 l/100 km - e' la vettura di serie piu' parca nei consumi al mondo. Questa auto da primato, che ha due soli posti e vanta una tecnolologia estremamente sofisticata, sara' prodotta con lavorazione artigianale nello stabilimento tedesco ex Karmann di Osnabruck.

Dal punto di vista dell'architettura generale, la nuova Volkswagen XL1 segue le regole delle auto da competizione: peso ridotto (795 kg), aerodinamica perfetta (Cx 0,189) e baricentro basso, in quanto l'altezza dell'auto è di soli 1.153 mm. Per questo alla XL1 bastano soltanto 8,4 Cv di potenza per viaggiare con l'unita' termica a una velocita' costante di 100 km/h, mentre utilizzando la sola alimentazione elettrica, la Volkswagen compatta si accontenta di meno di 0,1 kWh per percorrere piu' di un chilometro. Il sistema ibrido plug-in comprende il motore TDI a due cilindri da 48 Cv, l'unita' elettrica da 27 Cv, il cambio a doppia frizione a 7 rapporti (DSG) e la batteria agli ioni di litio da 5,5 kWh. L'insieme permette alla XL1 di contenere le emissioni di CO2 in appena 21 g/km. Su strada la XL1 puo' raggiungere una velocita' massima di 160 km/h limitata elettronicamente e passa da 0 a 100 km/h in soli 12,7 secondi. La XL1 di produzione rappresenta il terzo livello di evoluzione dei prototipi presentati nel 2002 e nel 2009. Mentre sulla 1-Litre Car presentata nel 2002 e sulla L1 del 2009 il guidatore e il passeggero erano ancora seduti uno dietro l'altro per favorire la migliore aerodinamica, i due occupanti della XL1 siedono ora l'uno accanto all'altro, come solitamente accade su una normale auto, leggermente sfalsati. Piu' corta di una Polo, piu' bassa di una Porsche Boxster, la XL1 e' lunga 3.888 mm, larga 1.665 mm e alta solo 1.153 mm. La carrozzeria monoscocca pesa solo 230 kg grazie all'uso di componenti esterni in fibra di carbonio rinforzata (CFK). I valori di densita' e peso specifico di questo materiale corrispondono soltanto al 20% circa di quelli riferiti a un paragonabile rivestimento esterno in acciaio. Ciononostante, i componenti in fibra di carbonio - spessi solo 1,2 mm - presentano una rigidita' e una portata che non hanno nulla da invidiare a componenti analoghi in acciaio o alluminio. Per il 22,5% di tutte le parti della XL1 (179 kg) Volkswagen ha impiegato metalli leggeri e solo il 23,2% (184 kg) e' realizzato in acciaio e ferro. I cerchi sono invece in magnesio e sono dotati di pneumatici con ridotta resistenza al rotolamento nelle dimensioni 115/80 R15 davanti e 145/55 R16 dietro. Il frontale della XL1, pur privo di una vera mascherina, corrisponde nella concezione al nuovo Dna del design Volkswagen.

Una banda trasversale nera e i doppi proiettori a Led, anch'essi ad alta efficienza, formano una linea continua. L'afflusso dell'aria per il raffreddamento del motore TDI, della batteria e dell'abitacolo avviene mediante prese d'aria a regolazione elettrica, situate nella parte bassa del frontale. Il corpo vettura e' caratterizzato dalla particolare forma a delfino con le linee che si stringono verso la coda e descrivono un volume perfettamente aerodinamico. In questa linea e' stato integrato un ampio portellone che nasconde il propulsore e il bagagliaio da 120 litri.

http://www.rainews24.it-Passeggiata spaziale per un astronauta italiano


Passeggiata spaziale per un astronauta italiano

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Luca Parmitano è stato scelto dalla Nasa per compiere due missioni extraveicolari (Eva) all'esterno della Stazione spaziale internazionale
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Luca Parmitano
Luca Parmitano
Roma, 22-02-2013
L'astronauta italiano dell'Esa, Luca Parmitano, è stato scelto dalla Nasa per compiere due missioni extraveicolari (Eva) all'esterno della Stazione spaziale internazionale, nel corso della missione "Volare" alla quale il maggiore pilota dell'Aeronautica militare prenderà parte per sei mesi, dal 29 maggio prossimo. 

L'astronauta italiano dell'Esa, Luca Parmitano è stato scelto dalla Nasa per compiere due missioni extraveicolari (Eva) all'esterno della Stazione spaziale internazionale, nel corso della missione "Volare" alla quale il maggiore pilota dell'Aeronautica militare prenderà parte per sei mesi, dal 29 maggio prossimo. Il 36enne Parmitano sarà, così, il primo astronauta italiano ad aver effettuato una cosiddetta "passeggiata spaziale". La notizia è stata ufficializzata oggi dal presidente dell'Asi, l'Agenzia spaziale italiana, Enrico Saggese, durante l'incontro che l'astronauta italiano ha avuto con gli studenti del Convitto Nazionale di Torino. 

Nei fatti Parmitano, è stato ufficialmente inserito dall'Ente spaziale americano nella lista dei possibili astronauti chiamati a uscire nel vuoto per effettuare lavori di manutenzione all'esterno della base che orbita intorno alla Terra, a circa 100 Km d'altezza dalla superficie del pianeta. "Il sogno di ogni astronauta - ha dichiarato Parmitano - è di svolgere un'attività extraveicolare. Come ogni astronauta ho fatto l'addestramento per svolgere questo tipo di attività ma al momento non è stato ancora stabilito nulla di ufficiale". La missione "Volare" di Luca Parmitano è gestita dall'Agenzia Spaziale Italiana con il supporto dell'Esa (European Space Agency) e la collaborazione dell'Aeronautica militare.

Scoperto il più piccolo pianeta attorno a una stella: simile alla Terra - Corriere.it

Scoperto il più piccolo pianeta attorno a una stella: simile alla Terra - Corriere.itLe dimensioni di Kepler-37b, tra Mercurio e la Luna (Nasa)

giovedì 21 febbraio 2013

http://www.vivigeek.com-SULLA LUNA C’È ACQUA DA SEMPRE, QUINDI COM’È NATA?


SULLA LUNA C’È ACQUA DA SEMPRE, QUINDI COM’È NATA?

21 febbraio 2013 | Pubblicato da:  | Commenti: 0 | In: Scienza
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Che sulla Luna ci fosse presenza di quantità di acqua più o meno rilevanti, ormai lo pensavano tutti, visto che nei secoli il corpo celeste – anche a causa dell’assenza di atmosfera – è stato sempre soggetto a bombardamenti di ogni genere da parte di asteroidi e comete che l’avrebbero portata su di esso, ma poco probabile è sembrato, prima di oggi, che quest’acqua fosse esistita da sempre sulla Luna, e non fosse quindi soltanto giusta successivamente.
Come dicevo, prima di oggi. Perché le teorie odierne, da qualche ora, mutano, cambiano, si fanno diverse. E a fomentarle non sono scienziati “pazzi”, ma nuovi studi che confermerebbero la presenza di idrossile – sostanza chimica che contiene idrogeno e ossigeno – fin dalla genesi del satellite stesso, perché quest’ultimo è stato ritrovato in profondità nei campioni portati dagli astronauti nel corso delle loro numerose missioni.
In particolare, ad essere meglio analizzati sono stati i reperti raccolti dagli astronauti allunati dall’inizio degli anni 70, dalle missioni Apollo 15, 16 e 17, i quali, pur non possedendo acqua allo stato puro ma in forma “creabile”, appunto con idrossile, fanno sospettare come lo stato fin troppo “ordinato” degli elementi che compongono questi frammenti lasci pensare a qualcosa che è altro rispetto alle odierne teorie sulla formazione dell’unico satellite naturale del nostro pianeta Terra.
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La Luna, dunque, avrebbe avuto le credenziali per arrivare all’acqua da prima ancora che la sua crosta si solidificasse, e ciò, in termini pratici, farebbe pensare ad una sua diversa genesi: come avrebbe fatto l’acqua, se il corpo celeste si fosse formato – come pensato finora – con un così caldo “grande impatto”, a resistere a quelle condizioni?

Pagamenti: in Italia è boom di transazioni mobili mediante smartphone

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http://www.ilsole24ore.com-Occhiali e orologi intelligenti: ecco come cambia la vita con l'internet delle cose


Occhiali e orologi intelligenti: ecco come cambia la vita con l'internet delle cose

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Argomenti: Internet | Sergey Brin | Nevada | Larry Page | Apple | Samsung Informatica | I' | Glass
I titani delle tecnologie esplorano frontiere per ampliare i loro confini e accelerare il passo sui rivali. I Google Glass saranno acquistabili in anteprima dai vincitori di un concorso lanciato sui social network. Secondo alcune voci Apple produrrà un dispositivo da indossare sul polso già chiamato "iWatch" e con sistema operativo iOs. E indiscrezioni trapelate da siti online di informazione rivelano che anche Samsung ha in cantiere un orologio intelligente. La competizione parallela tra i colossi è nella capacità di attrarre startup e imprese per costruire una nuova generazione di applicazioni software capaci di integrarsi con l'uso degli occhiali intelligenti e degli smart watch. Inoltre accanto all'elettronica indossabile emerge una galassia di oggetti connessi a internet.
I laboratori di ricerca sono un motore di innovazione. All'inizio è stato Sergey Brin, fondatore di Google con Larry Page, a seguire l'evoluzione del prototipo dei Google Glass all'interno degli edifici dell'X Lab dell'azienda californiana: di recente gli occhiali intelligenti sono arrivati tra le mani dei primi sviluppatori software impegnati a immaginare come saranno utilizzati dalle persone che li indosseranno. Al momento, ad esempio, rispondono a comandi vocali e permettono di consultare messaggi email. Secondo indiscrezioni, invece, Apple ha una squadra di cento unità dedicata alla progettazione di un dispositivo che avvolge il polso: adopera anche un vetro flessibile che può spingere ai limiti le possibilità dell'ingegneria dei materiali. Samsung, sostengono alcune voci, punta a battere sul tempo l'azienda di Cupertino e a lanciare un suo smart watch a breve.
All'ultima fiera Ces di Las Vegas i riflettori erano puntati sugli orologi intelligenti connessi a internet, ad esempio attraverso un collegamento Bluetooth con uno smartphone. Nella città del Nevada ha debuttato l'italiano I'm watch dotato di Android. Ma erano sul palcoscenico anche braccialetti in grado di misurare parametri fisiologici, come il battito cardiaco e la pressione: i dati vengono poi visualizzati sugli schermi dei dispositivi connessi. Oppure si moltiplicano i contapassi intelligenti. Fitbit, ad esempio, rileva i percorsi quotidiani di chi è impegnato in attività sportive. Un pioniere in Italia dell'elettronica indossabile è stata Eurotech con il computer indossabile Zypad.
Sono tutte piattaforme tecnologiche in grado di alimentare applicazioni software per vedere i dati rilevati e abilitare anche l'auto-monitoraggio degli utenti. È un processo chiamato quantified self. Dove il duello è tra startup e imprese nella capacità di capire le esigenze delle persone e di trasformarle in apps o siti web. Nike, ad esempio, ha costruito un intero ecosistema che comprende un braccialetto, un contapassi e anche scarpe dotate di sensori di movimento: gli utenti possono gareggiare in una community e condividere i loro risultati nei social network.
Quello dell'elettronica indossabile (wearable electronics, in lingua inglese) è un frammento dell'internet delle cose (internet of things) che coinvolge una schiera crescente di oggetti connessi. Non esistono confini predeterminati. Ma sono già sul mercato non poche tecnologie. Possono includere le stampanti 3D, droni in volo da pilotare a distanza, oppure piccoli dispositivi grandi quanto un pacchetto di fazzoletti e integrati con un'ampia gamma di sensori. Una startup italiana ha varato Ego! Smartmouse: è un mouse intelligente collegato con un archivio cloud. A trainare la creatività per l'internet delle cose sono inoltre gli spazi di crowdfunding dove i progetti innovativi possono trovare finanziamenti grazie ai versamenti di piccole somme di denaro da parte degli utenti.